2:10:21 23 giugno 2017
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Il ring del riscatto

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In the clearing stands a boxer

And a fighter by his trade

And he carries the reminders
Of ev’ry glove that layed him down
Or cut him till he cried out
In his anger and his shame
I am leaving, I am leaving
But the fighter still remains

Simon and Gurfunkel, The Boxer

La boxe è da sempre metafora della vita. Il cinema è pieno di storie di pugili che non mollano, che hanno una vita da ring, che tengono duro, incassano i colpi. Che cadono, si rialzano e continuano a lottare, fino a quando ce n’è. Ma questo non è cinema, non c’è finzione, né finali strappalacrime. C’è la vita di Murphy Hassan Babatunde, nigeriano di 30 anni. Boxer. Prima nel suo paese, e oggi anche qui, nell’Accademia Pugilistica di Jesi (AN). Anche grazie al Gus, Gruppo Umana Solidarietà, che ha accolto Murphy come “ospite” del progetto Emergenza Nord Africa, un anno fa circa.

Un anno fa, quando nessuno, nemmeno Murphy, avrebbe pensato di vedere il suo debutto da boxer a Numana (AN) sabato 14 luglio 2012. Qui, Murphy ha pareggiato il suo primo incontro con Aridon Zgjan, un pugile molto più esperto di lui. Il risultato, in sé straordinario, diventa unico se si pensa al percorso di Murphy. Arrivato in Italia nel maggio2011 a bordo di un barcone con destinazione Lampedusa, senza alcuna certezza. Si è trovato sulla rotta che la storia aveva scritto per lui e i suoi compagni di viaggio. Ragazzi come tutti, con una vita da vivere, amici, aspirazioni, sogni. Poi ad un certo punto la pellicola si interrompe, si scurisce, si fa nera. Irrompe la guerra, e tutto si ferma. Murphy Hassan Babatunde si ritrova in Italia al termine di un viaggio tra speranza, miseria e coraggio. Qui trova l’accoglienza dei ragazzi del Gus e tutte le difficoltà di una vita che è lontana. Semplicemente lontana. Lontana da tutto: affetti, casa, famiglia, lavoro, amici. Lontana dalla vita stessa.

Poi un giorno riesce a ritrovare un pezzo della sua vita. Così, in mezzo al suo inferno privato. Una palestra di Jesi, un ring e qualche sparring partner per sfogare la sua rabbia. Ritrova dentro un paio di guantoni un pezzo di vita, della sua vita.

La storia di Murphy dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che sul ring e nel percorso di ognuno, si vince, si perde, si lotta, si cade. L’importante è rialzarsi e ricominciare, con un nuovo round, e con una nuova vita. Murphy ha pareggiato il suo primo match in Italia, e a festeggiare l’impresa c’erano l’allenatore Lorenzo Alessandrini, i suoi compagni del progetto e gli operatori del Gus. La sua nuova famiglia, anche se non sarà mai la sua famiglia, e lui lo sa. Adesso la sfida per lui e i suoi compagni è trovare un lavoro e i documenti di lungo periodo per stabilirsi in Italia. E su questo ring il match è appena cominciato.

 

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