giovedì, 21 settembre 2017 | 21:33:24

Missione Asia: in Nepal e Sri Lanka per i bambini

Si è conclusa il 21 marzo l’ultima missione in Asia del GUS insieme alla Fondazione “La Stampa – Specchio Dei Tempi”. Nel Nepal per riconsegnare ai legittimi proprietari, i bambini, la loro scuola distrutta dal terremoto e nello Sri Lanka per conoscere la realtà del villaggio di bambine insieme alle nostre volontarie del Servizio Civile Nazionale, incontrare vecchi amici e adempiere a doveri burocratici.

Il percorso è iniziato in Nepal, dove è stata da poco ultimata la ricostruzione di due edifici di una scuola pubblica, severamente colpita dal terremoto di fine aprile 2015.
In seguito alla prima missione di valutazione, e grazie al sostegno economico della Fondazione “La Stampa – Specchio Dei Tempi” abbiamo potuto rapidamente definire questo intervento. Il lavoro ha preso avvio l’Ottobre scorso e si è concluso in tempo record, nonostante le difficoltà logistiche, aggravate negli scorsi mesi anche da numerosi problemi di approvvigionamento, dall’India, di merci e materiali.

L’intervento ha restituito dieci aule della scuola Shree Neelakantha, del dipartimento di Rasuwa, ai suoi alunni, di età molto diverse: infatti un’aula era usata per il nido, mentre le altre ospitavano varie classi, fino alla dodicesima, che si prepara per il diploma finale.

In questi giorni, però, tutte le classi stanno preparando gli esami di fine anno scolastico, per cui la nostra visita è stata accolta anche come buon auspicio per il successo degli alunni.
Il partner tecnico è l’Associazione Nazionale degli Scout, che in Nepal ha un mandato a metà tra la formazione dei giovani e l’intervento a sostegno della popolazione in caso di eventi calamitosi. Naturalmente, il progetto ha coinvolto anche la comunità, le autorità locali e quelle scolastiche a livello del dipartimento e anche due parlamentari che hanno voluto sottoscrivere gli attestati a noi consegnati, apprezzando il lavoro del GUS ed il supporto della Fondazione.

Ma la cosa che più colpisce, come sempre, è la gratitudine sincera e profonda dei beneficiari, e l’allegria che questi bambini hanno saputo trasmetterci nelle poche ore a contatto con noi, prima di rituffarsi nella preparazione degli esami finali.

La seconda parte della missione si è svolta in Sri Lanka, dove la presenza del GUS è stabile dai primi giorni dopo lo Tsunami. Anche qui l’opera del GUS è sostenuta dalla Fondazione Specchio dei Tempi, e si realizza in pieno accordo con un partner e le istituzioni locali.

Oggi l’attività si concentra sul villaggio dove sono ospitate 20 bambine, vittime di abusi o di situazioni di estrema difficoltà, per cui il tribunale minorile ha deciso di affidarle alla cura di persone e strutture adeguate.

Il lavoro si è diviso tra una serie di riunioni e adempimenti burocratici – bisogna fare anche questo – ed il primo contatto con la realtà locale delle cinque persone che il GUS ha appena destinato a questo paese. Quattro volontarie del Servizio Civile Nazionale (Cecilia, Greta, Lisa e Maria) sono infatti coordinate da una nuova rappresentante del GUS, Barbara Massazza, che con oltre venti anni di esperienza internazionale saprà certamente imprimere un forte rilancio delle attività, a beneficio delle bambine ospitate nel nostro villaggio, e non solo. Nei prossimi mesi avremo certamente modo di approfondire gli sviluppi, e di conoscere Barbara e le volontarie anche attraverso le loro testimonianze dirette.

Nei giorni in Sri Lanka, inoltre, abbiamo avuto occasione di visitare un pescatore che nel 2005, meno di 2 mesi dopo lo Tsunami, ha ricevuto una barca a motore in vetroresina, consegnata dal presidente Paolo Bernabucci.

Ricordava ancora benissimo il giorno della consegna ed ha accolto il nostro presidente con un sorriso larghissimo e incantato, ha mostrato orgoglioso la barca che ancora usa, e ha raccontato che negli anni le cose sono andate migliorando ed oggi ne possiede altre 2, che escono a pesca tutti i giorni e danno sostegno a quattro famiglie.

Per Angelo Conti, trovare ancora dopo tanto tempo il nome della sua Fondazione dipinto sullo scafo, nel pur illeggibile alfabeto locale, è stato un giusto motivo di orgoglio, e per tutti noi la prova che le azioni di aiuto, quando concrete e ben condotte, hanno in sé il seme della sostenibilità, e che, senza preavviso, a dieci anni di distanza, i loro effetti positivi sono verificabili ed importanti.

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