Il GUS a Kobane con tre progetti per la ricostruzione del Rojava insieme al popolo curdo

GUS Bernabucci Kobane

MACERATA, 21/12/2017 – Il 2017 ha visto la prima missione GUS a Kobane, dopo una lunga tessitura di rapporti con le autorità che governano la regione curda a nord della Siria. Il 2018 sarà l’anno dell’implementazione dei nostri progetti nel Rojava, in collaborazione con Uiki, Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia.

Nei giorni scorsi Özlem Tanrıkulu, nome di battaglia Rojin, presidente di Uiki e rappresentante europea del Comitato di Ricostruzione di Kobane ha partecipato a Resistere! Resistere! Resistere! nella giornata dedicata al Rojava nella quale ha sintetizzato in una sola frase la sintonia tra il GUS e Kobane: “per noi resistere significa esistere”.

GUS Bernabucci Rojin Marilungo

Paolo Bernabucci, Özlem Tanrıkulu e Francesco Marilungo  📷 Martina Romano

A partire dal 2012 la regione del Rojava è diventata infatti un simbolo di resistenza. Resistenza non solo militare ma anche resistenza a difesa dell’identità del popolo curdo che dopo la liberazione di Kobane ha cercato di organizzarsi, di trovare una forma di governo che fosse rappresentativa della società civile, di affermare la propria autonoma identità (lingua, canzoni, balli, poesie). Questa duplice forma di resistenza ha fornito speranza e ha portato alla luce un nuovo modello di governo che viene definito Confederalismo democratico.

Si tratta di un esperimento di democrazia diretta grazie al quale le istanze della società civile vengono messe al centro della ricostruzione senza intermediari di sorta. Una nuova forma di convivenza niente affatto facile vista l’estrema frammentazione dei villaggi e considerata la situazione di estrema precarietà determinata dall’embargo e dall’incerta fase post bellica.

GUS Rojava Kobane

Bambine curde a Kobane  📷 Paolo Bernabucci

Nonostante ciò, il popolo curdo nel periodo immediatamente successivo alla liberazione di Kobane ha iniziato l’opera di ricostruzione. Si è partiti dalle scuole, dai dormitori per bambini e da un’accademia dedicata alle donne e si sta lentamente cercando di porre le basi per una società che sia il più inclusiva e democratica possibile.

In questo contesto si innesta il lavoro del GUS, nel Rojava dall’ottobre scorso e già attivo in tre progetti che vogliamo portare avanti nel 2018, superando i limiti dell’embargo economico imposto dalla Turchia, confinante con i cantoni del Rojava, e dall’altro dal governo autonomo curdo nell’Iraq settentrionale. Durante Resistere! Resistere! Resistere! Francesco Marilungo, operatore umanitario del GUS, esperto della questione curda, e Leila Weissling, responsabile progetti GUS a Kobane, hanno tracciato il profilo della missione del GUS nell’area.

GUS Bernabucci Rojin

Paolo Bernabucci e Özlem Tanrıkulu  📷 Martina Romano

Produzione degli alberi di pistacchio. Il pistacchio da sempre rappresenta la principale fonte di reddito (insieme agli ulivi) per gli abitanti di questa regione. Nel 2012 durante la ritirata dell’Isis intere piantagioni sono state distrutte. In questa fase gli alberi di pistacchio e i campi coltivabili sono gestiti da cooperative di lavoratori, assegnate loro dal governatorato. Il 90% del ricavato sarà diviso fra i partecipanti alle cooperative. Il 10 per cento sarà invece gestito dal cantone di Kobane. Un primo problema da risolvere sarà quello dell’approvvigionamento di acqua e il GUS si è mosso proprio in questa direzione. L’idea è quella di rendere nuovamente funzionanti i pozzi già esistenti e di costruirne di nuovi.

Accademia musica: l’obiettivo è quello di far rivivere la tradizione musicale curda, attraverso un progetto che è in fase embrionale e che vogliamo coinvolga soggetti competenti, per fare in modo che le ragazze e i ragazzi del Rojava tornino alla musica.

Donne vittima di violenza: il congresso delle donne curde ha manifestato il desiderio che fosse costruita una struttura destinata a quelle donne vittime di violenza. Il GUS si sta impegnando in questa direzione.

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GUS Pistacchio Kobane

Piantagioni di pistacchio  📷  Leila Weissling

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