Non facciamo di Afrin un’altra Kobane. Il GUS si unisce all’appello

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La manifestazione di ieri ad Afrin 📷 ANF Images

Recep Tayyip Erdogan ha intensificato le sue minacce contro la Siria settentrionale, promettendo di “annegare” e “ripulire” Afrin, la piccola regione che ospita molti rifugiati e sfollati interni, isolata dai cantoni di Kobane e Cizire. Le truppe turche, ammassate vicino al confine, hanno bombardato zone civili e posizioni militari per diversi giorni. Venerdì la svolta con il ministro della Difesa turco Nurettin Canikli che ha confermato l’avvio di un’operazione militare per “rimuovere dall’esistenza” i “terroristi” della Siria settentrionale, ossia il YPG (in curdo: Yekîneyên Parastina Gel, Unità di Protezione Popolare) e YPJ (in curdo: Yekîneyên Parastina Jin Unità di Protezione delle Donne).

E mentre Ankara fa sapere che l’operazione prende il nome assurdo di “Ramoscello d’ulivo” l’YPG, conferma che l’esercito turco sta tentando di forzare il confine di Afrin da venerdì scorso, e dopo un primo forcing andato a vuoto ci riproveranno. Ad Afrin ne sono certi, per questo hanno preso le armi e hanno marciato in segno di protesta, promettendo di difendere la propria terra fino alla fine.

I poteri internazionali e regionali non hanno ancora chiarito le loro posizioni, ma tutti gli stati, le organizzazioni e gli altri attori che sostengono la democrazia in Siria e una risoluzione pacifica alla guerra civile del paese devono schierarsi con questa resistenza contro qualsiasi aggressione turca.

Il GUS Gruppo Umana solidarietà, da maggio in Rojava con alcuni progetti di ricostruzione accanto al popolo curdo, si unisce all’appello diffuso questa mattina da alcuni accademici e attivisti dei diritti umani capeggiati da Naom Chomsky per chiedere ai leader di Russia, Iran e Stati Uniti di assicurare che la sovranità dei confini siriani non sia violata dalla Turchia, e che al popolo di Afrin in Siria sia permesso di vivere in pace. “Faremo ogni sforzo e utilizzeremo ogni canale a nostra disposizione – afferma il presidente del GUS Paolo Bernabucci – per esercitare la pressione necessaria sulle istituzioni italiane e internazionali affinché possa fermarsi questa azione criminale”.

Afrin la cui popolazione è prevalentemente curda – si legge nell’appelloè una delle regioni più stabili e sicure della Siria. Con pochissimi aiuti internazionali, Afrin ha accolto così tanti rifugiati siriani negli ultimi cinque anni che la sua popolazione è raddoppiata a 400.000 e è ora circondata da nemici: gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia, al Qaeda e dalla Turchia confinante. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di attaccare i partner curdi dell’esercito statunitense – il YPG curdo o le Unità di protezione popolare – con cui gli Stati Uniti sono stati alleati contro l’ISIS.

La Turchia accusa YPG di essere terrorismo nonostante il percorso compiuto da YPG per l’istituzione di consigli governativi locali democratici in ciascuna delle città che ha liberato dall’ISIS, e nonostante abbiano ribadito più volte che non hanno alcun interesse in Turchia e desiderano operare solo come forze di difesa dei curdi siriani e altre etnie che vivono nella Federazione democratica della Siria settentrionale (DFNS), noto anche come “Rojava”, che comprende Afrin.

La Turchia ha ammassato un’enorme forza militare al confine di Afrin e il presidente Erdogan ha promesso di attaccare il cantone controllato dai curdi con tutta la sua forza, annientando un’enclave pacifica e mettendo a rischio migliaia di civili e profughi, tutti alla ricerca della sua vendetta contro i curdi. Un attacco di questo tipo contro i pacifici cittadini di Afrin è un palese atto di aggressione contro una regione e una popolazione pacifica e democraticamente governata.

La Turchia non può portare a termine un tale attacco senza l’approvazione di Russia, Iran e Siria – e l’inazione da parte degli Stati Uniti di fermarlo. Il popolo curdo ha subito la perdita di migliaia di giovani uomini e donne che si sono uniti alle YPG e alla forza femminile YPJ per liberare il mondo dall’ISIS. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di stare accanto al popolo curdo ora. Chiediamo ai funzionari degli Stati Uniti e alla comunità internazionale di garantire la stabilità e la sicurezza di Afrin e di impedire ulteriori aggressioni turche dall’interno della Siria e oltre il confine siriano“.

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