10:44:29 24 giugno 2017
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L’Isola dei famosi in un campo profughi non è accettabile

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Popoli in fuga
Popoli in fuga

 

Leggiamo con stupore l’idea della RAI di trasmettere per autunno un nuovo reality, questa volta nei campi profughi.

 

Forse è vero che al peggio non c’è mai fine, ma questa cosa è incredibile. Non vorremo essere moralisti perché non siamo certo noi che possiamo giudicare cosa sia giusto o sbagliato, ma far apparire l’aiuto alle persone che fuggono dalle guerre o da soprusi con un cantante che canta loro le canzoncine, un attore che dà le carezze ai bambini, personaggi che, a volte, non hanno fatto nulla nella vita e sono in televisione perché sono “figli di”…

 

Noi non ci stiamo: FERMATEVI!!!! L’isola dei famosi in un campo profughi non possiamo accettarlo. Siamo una ONG che si occupa di profughi in Italia da ormai vent’anni e all’estero facciamo cooperazione con una idea differente dal facile pietismo.

 

Abbiamo difficoltà, nel nostro lavoro quotidiano, anche perché non abbiamo il supporto di una comunicazione oggettiva e spesso ci troviamo a gestire le conseguenze di articoli o servizi che cercano lo scoop su questa o quella organizzazione o su questo o quel gruppo di migranti. Siamo certi che anche il Papa, nel suo recente viaggio a Lampedusa, non si riferisse a un “reality”, una trasmissione come quella annunciata per ottobre, quando auspicava e desiderava che si ponesse attenzione al dramma di chi fugge dalla propria terra, ma forse siamo noi a sbagliarci.

 

Abbiamo difficoltà a credere che gli ideatori di questo programma siano persone che abbiano mai visto territori martoriati dalle guerre o che abbiano mai fatto esperienze di Cooperazione Internazionale. Siamo convinti, invece, che siano delle persone che vogliono utilizzare i c.d. personaggi dello spettacolo, con voglia di mettersi in mostra per la propria immagine, e, probabilmente, piazzati dai rispettivi manager per vendere meglio e fare più soldi.

 

L’aiuto ai popoli in fuga, l’aiuto ai profughi nei campi di accoglienza non passa da uno spettacolo che cerca di impietosire il pubblico di casa al quale chiedere poi un sms “solidale” a favore di organizzazioni che, con una mera operazione commerciale, hanno reso possibile questo programma.

 

Ma in che mondo viviamo?  Personaggi che arrivano con telecamere al seguito, che fanno giochi, magari lavano un bambino, portano della farina, fanno spettacolo poi vanno via e dicono ritorneremo e vi aiuteremo….questo vuol dire solo e soltanto sfruttamento della sofferenza che dovrebbe essere punito come reato “morale”, se non penale.

 

Ci sono tante organizzazioni che da anni lavorano in silenzio per aiutare chi fugge da persecuzioni, da guerre e dalla fame e lo fanno sapendo quanto sia importante il “basso profilo”, il rapporto da costruire quotidianamente tra chi ha bisogno e chi può aiutare. Queste organizzazioni, di solito, non hanno SUV di grande cilindrata da esibire e non formano troupe o truppe ma assumono l’impegno di provare, insieme ai profughi, insieme alle popolazioni sofferenti, a rendere la loro vita migliore.

 

Non per la durata di un reality ma per i successivi mesi, per il futuro.

 

Si di questo parliamo, dei successivi mesi perché, in quelle situazioni, non si sa quanto si riuscirà a vivere, a sopravvivere. Persone che donano la propria vita per il prossimo, lontano dalle proprie famiglie, persone che cercano di dare il proprio contributo per una battaglia, che dovrebbe essere di tutti, quella della difesa dei diritti umani. Persone che cercano di portare un sollievo e magari progettare insieme uno sviluppo del tessuto sociale del proprio popolo, del proprio paese.

 

Se la RAI avesse voluto raccontare il lavoro di tante ONG nei territori di guerra, all’interno dei campi e nei progetti lo avrebbe potuto fare in tanti modi, se la RAI avesse voluto raccontare perché molte persone fuggono dal proprio paese per la ricerca di un futuro migliore, lo avrebbe potuto fare.

Purtroppo si è spesso dedicata, anche nelle ultime emergenze, a far vedere gli sbarchi e poco più, ad amplificare le polemiche di italiani contro i migranti, di poveri contro  disperati.

 

Rivendichiamo il diritto/dovere di esplicitare tutta la nostra contrarietà a questo progetto volto a sfruttare il dolore degli altri, il dolore di chi ha perso tutto ma non il diritto alla propria dignità.

 

Leggi gli articoli

Articolo Famiglia Cristiana

Articolo La Stampa

Articolo Il Messaggero

Articolo Il Mattino

Articolo Affari Italiani

Articolo il Redattore Sociale

Articolo Panorama

Articolo Il Fatto Quotidiano

Articolo Il Sole 24 Ore

Articolo Internazionale

Articolo Volontariato Oggi

Articolo TGcom

 

Leggi gli articoli su “Mission”

Articolo Vita.it del 20 agosto 2013 “90mila firme per dire no al reality tra i profughi”

Articolo Vita.it del 10 agosto 2013 “Mission non è il vero problema” di Massimo Coen Cagli

Articolo Vita.it del 7 agosto 2013 “Mission Impossible?” di Giulio Sensi

Articolo Vita.it del 7 agosto 2013 “No ai Vip tra i profughi”

Articolo Vita.it del 1 agosto 2013 “Continuiamo così: facciamoci del male!” di Massimo Coen Cagli

Articolo Vita.it del 31 luglio 2013 “Emendiamo The Mission” di Giulio Sensi

Articolo Vita.it del 30 luglio 2013 “Il silenzio delle Ong sul reality dei profughi”

Articolo Vita.it del 30 luglio 2013 “Ong, basta con la pornografia del dolore”

Articolo Vita.it del 25 luglio 2013 “Questione di cast” di Giulio Sensi

 

 

 

 

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